creativo collettivo urbano

giovedì 15 settembre 2011

Mi è stato chiesto di preparare uno spettacolo sulla morte.scandalo.ho scritto"morte" sì.contro le ipocrisie dell'incapacità di affrontare l'evento,diciamo sempre che"è mancato","è volato via","è caduto","é tragicamente scomparso",....No,perchè se fosse così si potrebbe cercare,tornerebbe,si rialzerebbe in piedi per dire"non preoccupatevi non mi sono fatto niente".E invece è morto come qualcosa che non può più esserci.come una rivoluzione che cambia uno status quo in una maniera tale che non si possa più tornare ad un"prima". Adesso c'è un adesso lacerante e il prima non sarà mai più.Solo che razionalmente si potrebbe anche tentare di comprendere questo concetto,ma la tua mente decide che le è successa una cosa che l'ha mandata in corto circuito e non ci sono interruttori per ripristinare la corrente dei pensieri.Si fanno i conti con questo corto circuito che è un blackout dell'anima e si prova a continuare a vivere con la morte,dell'altro,addosso.E con un bisogno maniacale di continuare a pensarci,di non poterlo escludere,di non poter permettersi di dimenticare lo strappo.Perchè è di strappo che si tratta.E non ci sono punti di sutura.

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gruppo di ricerca costituitosi nel 2007 dentro il Pim di Milano, non ancora convintosi della sua imprescindibile importanza storica.