creativo collettivo urbano

lunedì 19 settembre 2011

Lettera a tutti i maratoneti

E' proibito...Queda prohibido
E' proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
E' proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di di trasformare i tuoi sogni in realtà.
E' proibito non mostrare il tuo amore, fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E' proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E' proibito non esser te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E' proibito non fare le cose per se stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E' proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi
e le sue risate
solo perchè le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato
e farlo scontare al presente.
E' proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle sue mani.
E' proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
E' proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.

Queda prohibido llorar sin aprender,

levantarte un día sin saber que hacer,

tener miedo a tus recuerdos.

Queda prohibido no sonreír a los problemas,

no luchar por lo que quieres,

abandonarlo todo por miedo,

no convertir en realidad tus sueños.

Queda prohibido no demostrar tu amor,

hacer que alguien pague tus deudas y el mal humor.

Queda prohibido dejar a tus amigos,

no intentar comprender lo que vivieron juntos,

llamarles solo cuando los necesitas.

Queda prohibido no ser tú ante la gente,

fingir ante las personas que no te importan,

hacerte el gracioso con tal de que te recuerden,

olvidar a toda la gente que te quiere.

Queda prohibido no hacer las cosas por ti mismo,

tener miedo a la vida y a sus compromisos,

no vivir cada día como si fuera un ultimo suspiro.

Queda prohibido echar a alguien de menos sin

alegrarte, olvidar sus ojos, su risa,

todo porque sus caminos han dejado de abrazarse,

olvidar su pasado y pagarlo con su presente.

Queda prohibido no intentar comprender a las personas,

pensar que sus vidas valen mas que la tuya,

no saber que cada uno tiene su camino y su dicha.

Queda prohibido no crear tu historia,

no tener un momento para la gente que te necesita,

no comprender que lo que la vida te da, también te lo quita.

Queda prohibido no buscar tu felicidad,

no vivir tu vida con una actitud positiva,

no pensar en que podemos ser mejores,

no sentir que sin ti este mundo no sería igual.
(Pablo Neruda)

sabato 17 settembre 2011

Fede nella casella

Faccio cruciverba. Dedico ogni interstizio polveroso tra un impegno e l'altro della mia mente per risolvere cruciverba. Forsennatamente.
Faccio cruciverba, decifro parole, riempio spazi vuoti. La parola giusta nello spazio giusto. Tutto si incastra, tutto corrisponde: a ogni definizione la sua parola, a ogni parola il suo spazio. Questo mi piace. ordine e chiarezza nelle cose: bianco o nero. e ogni cosa al suo posto. Questo è un modello ineccepibile di giustizia: a ogni lettera di ogni parola spetta uno spazio, che è suo, intoccabile e necessario.
Io non ho e non trovo spazio. Ma le parole che scrivo nel cruciverba sì.

Quando sono ancora più stanca, faccio il sudoku: in ogni riga e in ogni fila una cifra diversa, da 1 a 9. Anche questa è perfezione. Queste cifre rappresentano la forma più sublime di controllo dei meccanismi del mondo.
La somma complessiva dei numeri da 1 a 9 è 45. 45, moltiplicato per le nove file, o le nove righe, del quadrato del sudoku, dà 405. 405 giorni equivalgono a 365 giorni più 40 giorni. Un anno più una quaresima.
I numeri non mentono, i numeri parlano sempre a ragione veduta, i numeri sanno.
Io non ho certezze, ma i numeri sì.

Sono 365 giorni che sono morta. e tra 40 giorni resusciterò e finalmente avrò anche io le mie caselle bianche, non una di meno, non una di più, sulle quali scrivere la definizione esatta della mia vita.

venerdì 16 settembre 2011

Scritto per Ballata sul Mare Salato

Io ho sentito piangere in lingue diverse.E ho visto le stelle grandi da poterle toccare.le lucine delle stelle le potevi toccare accarezzando il mare.nero
come petrolio.che però non lo vendono.e non ci fanno i buchi per estrarlo.di notte E’ denso E’grande E’una mano gigante pronta a schiacciarti e il vento lupo lo ingrossa.poi ho sentito un rumore di un ramo spezzato.un rumore sordo e l'acqua ululava e il buio E’diventato un velluto ghiacciato che ha coperto tutti e ci siamo persi.salutando con dolore.salendo sulle schiene di altri.ci siamo persi.presi in salvo,persi.gli occhi bruciati dal sale e una luce che riflette terra.terra calda.contatto con il suolo.solo e con le suole delle scarpe nuove che ci si può camminare più a lungo perché sono grandi il doppio dei miei piedi..ci si può camminare insieme..ho paura in questa nuova babele di suoni.suoni e fischi.io voglio andare in Francia e mi hanno detto qua che si dice andare in francia a uccidere quell'uccellino.ma non ho capito.eppure si preoccupano.andrà tutto bene.perchè¨ andrà .io sono stanco,ma andrà .ho fame.qua sono lenti come il ritmo del mare adesso.lento e malinconico.intando guardo l'Europa attraverso una rete.. che almeno ci fosse una palla la manderei dall'altra parte..andremo dall'altra parte lo so.potessi volare sopra il mare sputerei dentro l'orco nero perchè¨ ha mangiato i miei fratelli.ma di notte quando vengo sullo scoglio io sento il loro canto.il mare non sa cantare.la mer...lo attraverserò.di nuovo.andrò da qua a là .Inshallah

giovedì 15 settembre 2011

Leo

la morte... è un tabù.
Precisamente la tua morte è il mio tabù.
Non la mia, perchè forse alla propria fine non ci si crede mai fino in fondo.
Se ci penso la tua scomparsa è stata l'atto di nascita della mia coscienza, eppure spesso preferisco non nominarla, addirittura rinnegarla. Forse perchè per me tu ci sei, esisti ancora, dentro confuso nella mia anima, e nelle mie aspirazioni accese, quelle più vere, profonde e pure.
Ti sei fuso ormai con l'ideale di una "lotta" e di una ricerca che spero non mi abbandonerà mai. Anche se a volte arranco, perdendo il contatto con questo fuoco che gira, in fondo al petto...
Sei l'assenza, e anche il suo silenzio, la malinconia e la trama rigata delle parole non dette. Ma sei anche l'inesausto splendore di uno sguardo sempre vigile, e giovane.
Forse ti tengo così nascosto perchè temo di sprecare ricordi, e così di perderti.
Non lo so, ma come di tutti i tabù, anch'io mi vergogno di questo, e allora aumento i debiti contratti con te, sperando nel giorno in cui ti renderò tutto il dovuto come una scheggia lucente della mia esistenza, uno specchio di questa nostra, vita in comune.
ma l'Alchimia....è anche tua?
Mi è stato chiesto di preparare uno spettacolo sulla morte.scandalo.ho scritto"morte" sì.contro le ipocrisie dell'incapacità di affrontare l'evento,diciamo sempre che"è mancato","è volato via","è caduto","é tragicamente scomparso",....No,perchè se fosse così si potrebbe cercare,tornerebbe,si rialzerebbe in piedi per dire"non preoccupatevi non mi sono fatto niente".E invece è morto come qualcosa che non può più esserci.come una rivoluzione che cambia uno status quo in una maniera tale che non si possa più tornare ad un"prima". Adesso c'è un adesso lacerante e il prima non sarà mai più.Solo che razionalmente si potrebbe anche tentare di comprendere questo concetto,ma la tua mente decide che le è successa una cosa che l'ha mandata in corto circuito e non ci sono interruttori per ripristinare la corrente dei pensieri.Si fanno i conti con questo corto circuito che è un blackout dell'anima e si prova a continuare a vivere con la morte,dell'altro,addosso.E con un bisogno maniacale di continuare a pensarci,di non poterlo escludere,di non poter permettersi di dimenticare lo strappo.Perchè è di strappo che si tratta.E non ci sono punti di sutura.

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gruppo di ricerca costituitosi nel 2007 dentro il Pim di Milano, non ancora convintosi della sua imprescindibile importanza storica.